44) Gadamer. Ermeneutica e verit.
Lo scopo dell'ermeneutica non consiste nell'arrivare a cogliere la
dimensione storica e psicologica del messaggio, ma di arrivare
alla verit stessa attraverso la consapevolezza che la ricerca si
pone in una circolarit fra due momenti storici lontani e
distinti, quello del messaggio e quello dell'interprete, con due
diverse tradizioni alle spalle.
H. G. Gadamer, Il problema della coscienza storica (vedi manuale
pagina 214).

 Ho appena detto che ogni comprensione pu essere caratterizzata
come un insieme di rapporti circolari tra il tutto e le sue parti.
La caratterizzazione attraverso il rapporto circolare deve essere
tuttavia completata da una determinazione supplementare; io
l'esprimerei volentieri chiamandola anticipazione di una coerenza
perfetta. Questa coerenza perfetta pu essere intesa innanzi
tutto nel senso di un'anticipazione di natura formale: essa  una
idea. Essa  tuttavia sempre attualmente in opera, allorquando
si tratta di effettuare una comprensione. Essa significa che nulla
 veramente comprensibile se non si presenta effettivamente sotto
la forma di un significato coerente. Cos, per esempio,
l'intenzione della lettura di un testo implica sin dall'inizio che
noi consideriamo il testo come coerente, fintanto che, almeno,
questo presupposto non si riveli insufficiente o, in altri
termini, fintanto che il messaggio del testo non si denunzi come
incomprensibile. E' questo l'istante preciso in cui appare il
dubbio e in cui mettiamo in movimento la nostra attrezzatura
critica. Non  necessario precisare qui le regole di questo esame
critico, poich in ogni caso la loro giustificazione non potrebbe
essere mai separata dalla concreta comprensione del testo. La
guida della nostra comprensione: l'anticipazione della coerenza
perfetta si dimostra, cos, provvista fin dall'inizio di un
contenuto non soltanto formale. Infatti, nell'operazione concreta
della comprensione non  presupposta unicamente un'unit di senso
immanente: ogni comprensione di un testo presuppone ch'essa sia
guidata da alcune attese trascendenti, l'origine delle quali
dev'essere cercata nel rapporto tra l'intenzione del testo e la
verit.
Quando riceviamo una lettera, vediamo le cose comunicateci,
attraverso gli occhi del nostro corrispondente; ma pur vedendo le
cose attraverso i suoi occhi, crediamo di dover conoscere,
mediante la lettera, non la sua opinione personale, ma
l'avvenimento stesso. Mirare, leggendo una lettera, ai pensieri
del nostro corrispondente e non a ci ch'egli pensa, contraddice
il senso stesso di ci che  una lettera. Parimenti, le
anticipazioni implicate dalla nostra comprensione di un documento
trasmesso dalla storia, emanano dai nostri rapporti con le cose
e non dalla maniera in cui queste cose ci sono trasmesse.
Proprio come crediamo alle notizie d'una lettera, poich
supponiamo che il nostro corrispondente abbia assistito di persona
all'avvenimento, o ne sia stato validamente messo al corrente,
cos siamo aperti alla possibilit che il testo trasmesso sia pi
autentico, per ci che riguarda la cosa stessa, delle nostre
proprie ipotesi. Solo la disillusione di aver lasciato parlare il
testo da se stesso e di essere cos giunti a un cattivo risultato,
potrebbe spingerci a tentare di comprenderlo ricorrendo a un
punto di vista psicologico o storico supplementare.
L'anticipazione della coerenza perfetta presuppone, dunque, non
soltanto che il testo sia l'espressione adeguata di un pensiero,
ma anche che esso ci trasmetta la verit stessa. Ci conferma che
il significato originale dell'idea di comprensione  quello di
essere abile in qualche cosa (s'y connatre en quelque chose
), e che solo in un senso derivato essa significa comprendere
l'intenzione dell'altro in quanto opinione personale. Si ritorna
cos alla condizione originale di ogni ermeneutica: essa deve
essere un riferimento comune e comprensivo alle cose stesse. E'
questa condizione a determinare la possibilit di mirare a un
significato unitario, e, dunque, anche la possibilit che
l'anticipazione della coerenza perfetta sia effettivamente
applicabile.
Col porre bene in valore il ruolo svolto nei nostri procedimenti
intellettivi da certe anticipazioni assolutamente fondamentali,
cio comuni a noi tutti, noi ci mettiamo ora in condizione di
determinare pi esattamente il senso del fenomeno di affinit,
cio il fattore tradizione nel comportamento storico-ermeneutico.
L'ermeneutica deve muovere dal fatto che comprendere significa
essere in rapporto, contemporaneamente, con la cosa stessa, che
si manifesta attraverso la tradizione, e con una tradizione, a
partire dalla quale la cosa possa parlarmi. D'altro canto, colui
il quale realizza una comprensione ermeneutica, deve rendersi
conto che il nostro rapporto con le cose non  un rapporto che
vada da s, senza porre problemi. Noi fondiamo il compito
ermeneutico precisamente sulla tensione esistente tra la
familiarit e il carattere straniero del messaggio trasmessoci
dalla tradizione. Ma la tensione di cui parliamo, non , come in
Schleiermacher, una tensione psicologica. Essa , invece, il senso
e la struttura della storicit ermeneutica. Non uno stato
psichico, ma la cosa stessa, consegnata dalla tradizione,
costituisce l'oggetto dell'interrogazione ermeneutica. In rapporto
al carattere familiare e straniero, insieme, dei messaggi
storici, l'ermeneutica richiede, in qualche modo, una situazione
centrale. L'interprete  dimidiato fra la sua appartenenza a una
tradizione e la sua distanza rispetto agli oggetti che sono il
tema delle sue ricerche.
H.-G. Gadamer, Il problema della coscienza storica, Guida, Napoli,
1969, pagine 86-88.
